Focus sull’attualità al prossimo Festivaletteratura di Mantova (6-10 settembre), pioniere delle rassegne letterarie, giunto quest’anno alla 21edizione.

Ampio spazio sarà dato ai temi caldi del momento – le migrazioni, la questione europea, il clima, la guerra – sui quali si confronteranno scrittori e studiosi internazionali.

Non mancherà comunque la fiction con nomi molto amati della narrativa mondiale e un museo-laboratorio riservato ai bambini.

Sullo sfondo, la splendida città, patrimonio dell’UNESCO grazie alla preziosa eredità lasciata dai Gonzaga e con un’invidiabile tradizione gastronomica. Insomma un appuntamento da segnare sull’agenda, sotto molti punti di vista.

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Il festival della cultura

Fin dalla sua prima edizione, ormai oltre vent’anni fa, il Festival di Mantova ha sempre cercato di rinnovarsi, adattandosi agli argomenti e ai linguaggi più up-to-date.

Quest’anno lo farà interrogandosi sul mondo musulmano e le tensioni che lo attraversano con il politologo Olivier Roy; sulle contraddizioni della guerra con due soldati-scrittori, l’inglese Harry Parker, reduce dall’Afghanistan e l’americano Brian Turner, che ha combattuto in Bosnia e in Iraq; sui rapporti tra letteratura e nuove tecnologie, con il contributo di Scott Aaronson, tra i massimi esperti mondiali di logica computazionale.

Per la narrativa saranno invece presenti tra gli altri Elizabeth Strout e Richard Mason, per i gialli, Elizabeth George e Ian Manook.

Per i più giovani la Casa del Mantegna sarà trasformata in un museo-laboratorio a più piani, dove sarà possibile incontrare autori e illustratori; per gli sportivi la biblioteca di Festivaletteratura racconterà due secoli di gesti atletici attraverso quattrocento volumi consultabili tra attrezzi e quadri svedesi nella palestra del Seminario di via Cairoli.

Il trionfo dei sapori

Tra una lettura e un incontro, il Festival è anche un’occasione per conoscere la straordinaria tradizione enogastronomica di questa provincia lombarda, nelle trattorie e nei negozi di prodotti tipici del capoluogo, così come lungo i 300 km della Strada dei Vini e dei Sapori Mantovani.

Nata attorno alla corte dei Gonzaga, quella di Mantova è cucina di principi e di popolo, caratterizzata ancor oggi da spezie di ascendenza rinascimentale e pietanze agrodolci, e da sapori tipicamente contadini, fatti di salamelle, zucca, risotti e stufati di carne cotti per ore.

Un pranzo luculliano, dall’antipasto al dessert

Cominciate il vostro pranzo mantovano con dei deliziosi chisolini, rombi di pasta sottile fritta, simili alle crescentine emiliane, da gustare con i salumi (e da non confondere con i chisulin dolci, biscotti di farina bianca e gialla, zucchero e strutto, cotti sotto le cenere che lascia la caratteristica patina annerita).

Sempre tra gli antipasti cercate i valigini, bauletti di foglia di verza farciti con un impasto fatto di carne di pollo, patate, prezzemolo, aglio, parmigiano, uovo e pangrattato, cotti con pomodoro e cipolla.

Tra i primi potete sbizzarrirvi tra gli agnolini, specie di tortellini le cui punte non combaciano, ripieni di uno stufato di manzo talmente cotto che sembra una crema, mescolato a uova, formaggio, salamella, noce moscata, e serviti in brodo o con burro e parmigiano; il risotto alla pilota (dal nome degli operai destinati alla “pilatura” del riso), condito con pasta di salamelle soffritta e parmigiano, oppure al puntel, con le costolette di maiale grigliate al posto della salamella. Infine i tortelli di zucca, dove lo splendido ortaggio cotto al forno o al vapore è mescolato ad amaretti, mostarda senapata e parmigiano.

Per secondo provate le polpette di carne che da queste parti sono involtini di vitello o maiale ripieni, oppure le rane in guazzetto, cotte in un intingolo di burro, vino bianco e brodo e cosparse di prezzemolo fresco tritato.

Tenete un po’ di spazio per i dolci: le offelle mantovane, ravioli di pasta frolla farciti con uova zucchero e burro e cotti al forno e, soprattutto, la sbrisolona, pasta secca e, appunto, “sbriciolata” di farina bianca e gialla, arricchita di mandorle (fatevene un’idea con la specialità proposta da Terre d’Italia!).

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Se siete fortunati, riuscirete ad assaggiare gli antichi e originalissimi tortelli sguazzarotti, ripieni di purea di fagioli, vino cotto, noci, scorza d’arancia e spezie varie. Vengono bolliti, scolati e “conditi” con una salsa dolce a base di vino cotto detta “saorina”. Si servono freddi.

Annaffiate il tutto con tre vini D.O.C. dei Colli morenici: il bianco delicato, il chiaretto adatto agli antipasti, e il rosso, che può accompagnare l’intero pranzo.