Il cous cous è un piatto semplice della tradizione mediterranea che unisce popoli e culture diverse. A questa delizia gastronomica San Vito Lo Capo, in Sicilia, dedica un festival internazionale della durata di dieci giorni, che attira in media oltre 250.000 visitatori.

Quella che si terrà quest’anno dal 15 al 24 settembre sarà la ventesima edizione che verrà lanciata con una nuova piattaforma online per la prenotazione e l’acquisto dei biglietti e celebrata come si conviene da chef stellati e artisti internazionali riuniti sotto lo slogan “make coucous not war” (fate il couscous non la guerra).

La preparazione del cous cous siciliano

Da queste parti il cous cous si chiama cuscuso, uscuso o anche muscuso e altro non è se non la pietanza tunisina che ha attraversato il canale di Sicilia e si è attestata nella zona di Trapani e Marsala.

La preparazione iniziale non è semplice: si tratta di trasformare la semola nei caratteristici, piccoli grumi rotondi. Questa fase si chiama incocciata e richiede la mafaradda, una larga zuppiera di terracotta poco profonda, in cui la semola viene prima impastata all’acqua, poi passata al setaccio e infine stesa al sole ad asciugare.

Il cous cous così ottenuto è condito con olio, sale, pepe e cipolla grattugiata e poi versato in un contenitore bucato come un colapasta.

La pignata – questo il nome del contenitore – è inserita in una pentola di uguale diametro riempita parzialmente d’acqua e messa a cuocere a fuoco bassissimo per circa due ore; affinché non esca vapore dai lati, i due recipienti vengono saldati insieme con un impasto di acqua e farina.

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Tradizione e fantasia in gara

In Sicilia il cous cous si condisce in molti modi: con zuppa di pesce, o pesciolini e melanzane fritte, oppure con uno stufato, d’agnello o pollo. A San Vito Lo Capo, il prossimo settembre, potrete certo gustarlo in una di queste ricette tradizionali, ma soprattutto avrete modo di assaggiare molte altre, insolite combinazioni, secondo la fantasia degli chef che lì si cimenteranno in ben due gare, una nazionale e una internazionale.

Nella prima sarà scelto tra sei cuochi professionisti il miglior chef italiano 2017, il quale avrà poi il compito di rappresentare l’Italia nella seconda, ovvero nel “campionato del mondo di cous cous”, in cui competono dieci nazioni.

Due saranno anche le giurie, una popolare, cui tutti possono aderire acquistando il biglietto della manifestazione, assaggiando e votando le invenzioni preferite, e una tecnica, formata da chef e giornalisti del settore.

Il premio in palio è invece unico ed è quello che incoronerà il “miglior cous cous 2017”. Ricordiamo che dal 1998 i cuochi italiani hanno vinto ben quattro volte e che l’ultimo paese vincitore nel 2016 è stata la Palestina.

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Happening di cultura e arte

In questo festival gastronomico la parola “integrazione” – tanto citata di questi tempi – si trasforma in un’esperienza concreta.

La gara stessa non è che un pretesto per stare insieme, per confrontare modi di fare e pensare, per conoscere tradizioni all’apparenza lontane.

Lo stesso si può dire dei tanti cooking show degli chef stellati e delle degustazioni delle mille varianti di cous cous mediterranee, forse meno blasonate, ma altrettanto gustose.

Coinvolgenti e interessanti sono anche i dibattiti e i concerti – gratuiti – di musica italiana e internazionale (attesi quest’anno Jarabe de Palo, Francesco Gabbani e Joe Bastianich & The Ramps).

Il Cous Cous Festival è, insomma, un evento cui partecipare se ci si trova da quelle parti, ma anche un appuntamento al quale recarsi appositamente, magari prenotando per tempo, per evitare il tutto esaurito.

Un’occasione unica per allungare la vacanza e l’estate, prima di consegnarci, con un po’ di rimpianto, all’autunno.